MSF Calcio di Claudio Donatelli

MSF Calcio di Claudio Donatelli

Il piede è un grande organo di senso, attraverso i suoi molti recettori raccoglie ed invia informazioni fondamentali per aiutare l’atleta a capire, ad esempio, la propria posizione, il livello di equilibrio, ma anche a prendere energie dal terreno utili per l’applicazione delle proprie spinte. Il piede è il canale sempre attivo per lo scambio di informazioni tra terreno e atleta. Così il calciatore si serve dei propri piedi per interagire con l’ambiente circostante, per realizzare i propri intenti motori, per modificare un programma avviato.  Pertanto i piedi e il loro continuo lavoro sono un elemento importante per lo svolgimento del programma motorio.

Quando si sviluppa il programma per l’allenamento degli spostamenti, gli aspetti da tenere sempre in evidenza, nell’azione dei piedi, sono:

-  fase di pre-carico del piede libero;

- contatto con il terreno con l’avampiede;

- tempi di contatto brevi;

- grande mobilità ed indipendenza.

Il piede libero (non in appoggio), durante la fase di volo, deve assumere una posizione di flessione dorsale a vantaggio di un accumulo di energia. Questa è definita fase di pre-carico, cioè i muscoli della gamba, responsabili della successiva spinta, verranno stirati con conseguente accumulo di energia da sprigionare al momento del contatto a terra.

Non è un movimento che gli atleti percepiscono come naturale ma, una volta appreso, difficilmente lo dimenticheranno. Questo atteggiamento va poi sollecitato in ogni  altra esercitazione per rafforzare l’apprendimento e per non incorrere in errori. Gli esercizi per far apprendere e poi migliorare questo delicato aspetto degli spostamenti, vanno introdotti a velocità crescenti.

Esercitazioni in camminata
– Camminando, il piede in appoggio si esercita nella flessione plantare (spinta), mentre il piede libero lavora in flessione dorsale (precarico). Ripetere più volte lungo una distanza di 15 metri:
a) riunire l’appoggio dopo ogni passo;
b) di continuo senza riunire.
Livello: iniziale
Difficoltà: 1/3
– Aumentare l’ampiezza dei movimenti, con il ginocchio della gamba libera che sale al bacino. Ripetere più volte lungo una distanza di 15 metri:
a) riunire l’appoggio dopo ogni passo;
b) di continuo senza riunire.
Livello: iniziale
Difficoltà: 1/3
– Muoversi con spinte laterali:
a) riunire l’appoggio dopo ogni passo;
b) aumentare l’ampiezza dei movimenti
e la velocità di esecuzione.
Livello: iniziale
Difficoltà: 1/3

Esercitazioni con fase di volo
La fase di volo ci permette di rendere il tutto più accentuato. La spinta dovrà essere maggiore, verrà stimolato l’equilibrio dinamico in volo, la caduta dovrà preparare il rimbalzo successivo.
- Progressione di andature in passo saltellato:
a) semplice passo saltellato;
b) enfatizzare la flessione solo della gamba destra;
c) enfatizzare la flessione solo della gamba sinistra;
d) enfatizzare la flessione di entrambe le gambe in modalità alternata.
Livello: iniziale
Difficoltà: 1/3
- Saltelli in passo spinta a due tempi:
1) piedi uniti;
2) ginocchio flesso avanti e alternato.
Fase di volo molto limitata, aumentare la velocità.
Livello: iniziale
Difficoltà: 1/3

Esercitazioni di movimento rapido
Un buon espediente per valutare e migliorare l’utilizzo dei piedi negli spostamenti veloci, sono le partenze in accelerazione da posizioni diverse:
Il passaggio successivo consiste nel combinare insieme le accelerazioni e i movimenti veloci, a direzioni varie, a passi frequenti, di ridotta lunghezza.
Scivolamenti laterali (orizzontali) con passo incrociato: 2 passi in andata + 2 passi nel ritorno.
Livello: iniziale
Difficoltà: 2/3

Per saperne di più: MSF calcio, il movimento specifico funzionale per il calcioClaudio Donatalli. Perugia: Calzetti & Mariucci, 2013

Oggi su Sky Sport News UK hanno messo in onda un servizio con intervista ad un allenatore che attualmente lavora in Championship (la serie B italiana) e da atleta è stato un importante attaccante di livello internazionale. La conversazione era incentrata sullo spiegare la bravura dell’attaccante del Manchester United Robin Van Persie, e l’allenatore appunto raccontava quali fossero le qualità che lo rendevano così speciale. I termini più usati riguardavano la sua grande capacità di muoversi e spostarsi con e senza palla. Il punto veniva enfatizzato anche con la mimica del viso e delle mani e proprio a rendere il tema ancora più chiaro, venivano fatti nomi di altri illustri calciatori del passato. Van Persie si muove perfettamente senza il pallone, sa smarcarsi, ha ottima tecnica nella corsa, è veloce, rapido, preciso…

Osserviamolo in azione in alcune immagini di gioco carpite durante alcune gare.

Praticamente uno dei calciatori del momento, secondo il parere degli addetti ai lavori, ha come fondamentale qualità il sapersi spostare durante le fasi di gara. Il movimento specifico lo esalta, lo rende speciale e potenzia la sua prestazione al punto da farlo essere l’attaccante di riferimento di una delle squadre più forti del Mondo. La capacità di spostamento può determinare la qualità di una performance in senso positivo o negativo. Il sapersi muovere, il saper organizzare le proprie azioni sono aspetti che vanno individuati ed allenati durante le sessioni settimanali nel rispetto della regola principale dell’allenamento: la razionalità al modello prestativo.

Gli spostamenti del calciatore in questione sono un insieme di gestualità tecniche che vengono combinate in armonia con la lettura della situazione o con l’anticipazione di una situazione futura.

Così grazie a spettacolari atleti come R. Van Persie capiamo ancora di più cosa dobbiamo addestrare in un atleta per migliorare la sua prestazione.

Claudio Donatelli

Marco Barbato è un giovane preparatore atletico che lavora attualmente nel settore giovanile della A.S. Roma. Qualche giorno fa mi ha inviato una piacevole email che di seguito vado a pubblicare.

“Salve Prof., il mio nome è Marco Barbato, e svolgo l’attività di preparatore fisico nel calcio. Volevo dirle che: questa estate ho acquistato il suo libro “Il Movimento Specifico Funzionale” e volevo farle i complimenti per gli spunti metodologici e l’arricchimento culturale che offre. Inoltre, nel mio programma di lavoro, in questa stagione sto dedicando una percentuale molto importante agli spostamenti. Questa strada mi sta portando a continue riflessioni sulla diversa motricità, e tipologia di spostamenti che si presentano durante le svariate situazioni di gioco, e ad una più approfondita conoscenza della tattica calcistica . Insieme ad un mister con cui collaboro, stiamo adattando le diverse tipologie di movimenti anche in base ai ruoli, sperimentando cosi nuove esercitazioni.
Spero ora di non averle rubato troppo tempo, le rinnovo i miei complimenti. A presto, Marco Barbato.”

La lettera di Marco va diretta al punto che ci interessa e che in questo blog cerchiamo di approfondire. Nella sua pratica quotidiana, sul terreno di gioco, Marco dedica una buona fetta di tempo al miglioramento degli spostamenti specifici. Inoltre questo lo porta a sperimentare ed organizzare nuove esercitazioni finalizzate proprio a questo obiettivo. Il tutto contribuisce ad elaborare una didattica che nel suo caso si va ad integrare perfettamente con quella dell’allenatore. Nella lettera si accenna anche ad uno step successivo molto importante, che consiste nello studiare e allenare i movimenti dei calciatori a seconda del loro ruolo.

Complimenti Marco per il tuo impegno! Buon lavoro!

Parlare del gioco del calcio non è sempre cosa facile, nonostante si dica sempre che ci sono più conoscitori di calcio che di altro.

Lo sport di cui parliamo è fortemente caratterizzato in tutti i suoi minimi aspetti: tattici, tecnici e soprattutto fisici/motori. Le dimensioni del campo con le regole di gioco sono le prime cose che contribuiscono a porre dei paletti ai calciatori. Ostacoli che il gruppo squadra deve saper superare in modo efficace, cioè finalizzato al raggiungimento finale, ovvero la vittoria della gara. La squadra così deve provvedere a non far segnare goal agli avversari, si deve organizzare in modo tale da conquistare il possesso della palla ed orientare lo stesso verso la zona più vicina possibile alla porta avversaria, per poter poi realizzare una rete. I semplici concetti appena espressi necessitano di essere messi in pratica attraverso movimenti, azioni, gestualità specifiche richieste dal gioco stesso. Gli spostamenti nel campo di gioco si definiscono organizzati perché si riferiscono ad una serie di movimenti di squadra spesso preordinati che possono dare un vantaggio nella riuscita finale del gioco.

La conoscenza profonda delle richieste motorie del calcio possono aiutare tutti i componenti di uno staff tecnico nel rendere più efficace il proprio lavoro e la propria proposta. Questo perché consente di capire l’alfabeto motorio dello sport in questione, e quindi di elaborare una didattica razionale che porti gli atleti a parlare fluentemente il linguaggio specifico. I codici di gioco spesso si ripetono, anche se con modalità differenti (in termini di velocità, ampiezza, profondità, altezza, ritmo…), ma possono essere riconducibili a precise categorie di movimento. Queste categorie rappresentano dei modelli per i tecnici e come tale seguono delle semplici regole biomeccaniche che possono essere apprese già osservando il gioco stesso semplice. Detto fatto ci tuffiamo nella partita, il calciatore “A” si muove lentamente fronte avanti, per poi accelerare fronte avanti, compie una decelerazione, uno scivolamento laterale dx, per poi spostarsi lentamente indietro sempre fronte avanti, adesso cammina. In questi 30 secondi di cronaca di una gara qualsiasi abbiamo selezionato, sottolineandoli, alcuni modelli di spostamento che il calciatore di successo deve saper controllare e produrre in modo efficace!

In bibliografia una buona classificazione ci viene proposta da J. Bloomfield & coll., l’articolo che segue è molto interessante e merita di essere letto e approfondito. All’interno si trova una scheda riassuntiva di quelli che sono i movimenti riconosciuti dall’autore come importanti e caratterizzanti il gioco del calcio.

http://www.jssm.org/vol6/n1/8/v6n1-8pdf.pdf

L’articolo, in inglese ma facilmente comprensibile, è un un quadro chiare ed esemplificativo di ciò che un preparatore fisico dovrebbe avere chiaro in testa. Da qui si può muovere la discussione verso un’analisi quantitativa del gioco!

Claudio Donatelli

Semplificando un po’ le cose ma non troppo si può affermare quanto segue.  Imparare gli accordi di uno strumento come la chitarra ci permettere di iniziare a suonare le canzoni che più ci piacciono. La pratica quotidiana e lo studio di elementi più complessi ci possono portare ad un livello sempre migliore e a suonare in maniera più armonica, fluida e complessa. Così come quando impariamo a guidare la macchina, apprese le nozioni teoriche e pratiche fondamentali, possiamo guidare la nostra macchina in tanti tipi di strade differenti. L’esperienza di guida su strade nuove e difficili ci porta poi ad avere una migliore dimestichezza e sicurezza. Così è l’apprendere una gestualità sportiva come il calcio, nei primissimi livelli di specializzazione ai bambini viene mostrato il modo migliore per controllare il pallone, viene spiegato loro il significato di questa gestualità e successivamente, i piccoli calciatori, potranno esercitarsi in situazioni semplici e poi sempre più complesse. La pratica continua permette di assimilare quelle che sono le regole base del controllare il pallone che arriva radente al terreno, con le possibili variabili. Appresi i principi teorici e pratici che fondano questo gesto tecnico il ragazzo potrà fare esperienze sempre più evolute e districarsi con successo in momenti di gara diversi. L’esercizio tecnico, l’addestramento specifico con la palla è anche un elemento base di gran parte delle sedute di allenamento, a qualsiasi livello, per calciatori adulti.

Premessa con domanda: ma quanto tempo un calciatore, durante una gara, è in contatto diretto con il pallone? In media e con le dovute distinzioni per ruolo e senza andare a consultare articoli scientifici 2 minuti? 3, 4, massimo 5 minuti! Bene e per il resto del tempo i nostri atleti che cosa fanno? Si muovono!!!

Altra domanda: il calciatore può determinare un’azione vincente solo quando è in possesso di palla? No in modo assoluto, perché con un’azione efficace del proprio corpo può indurre l’avversario all’errore, oppure con uno spostamento a tempo e coordinato può creare i presupposti per un controllo o una conclusione vincente.

Quindi ci troviamo di fronte ad un importante passaggio, il calcio è uno sport fortemente caratterizzato in tutte le azioni che richiede, pertanto allenare gli atleti ai movimenti fondamentali in possesso palla e non possesso palla può migliorare direttamente la loro prestazione. Quindi è necessario arricchire la proposta del moderno preparatore atletico degli elementi fondanti l’attività tecnica dei calciatori. Come l’allenatore si dedica all’addestramento dei calciatori, anche il moderno preparatore atletico dovrà dedicarsi allo sviluppo di quei presupposti chiave per una pratica razionale. Presupposti motori, coordinativi, tecnici che rispondono alle reali esigenze del calcio moderno, sui quali si costruisce la capacità di prestazione del gruppo squadra. Presupposti che andranno ad influire positivamente anche sugli aspetti metabolici e neuro-muscolari, per i quali spendiamo sempre molto tempo nelle nostre sedute.

Il primo passo consiste nell’individuare i modelli fondamentali di movimento, capire le corrette esecuzioni, le regole biomeccaniche che li sostengono e realizzano. Successivamente ideare e raccogliere le esercitazioni (i mezzi) che possono svilupparne l’apprendimento, la metodologia migliore da seguire per finalizzare meglio il lavoro.

Questi elementi didattici appena elencati sono da mettere nella borsa del moderno preparatore atletico, affianco al pc e ad altre apparecchiature elettroniche. La pratica continua e coerente di tutte queste attività rientra nel piano per lo sviluppo della capacità di spostamento del calciatore, elemento peculiare per la costruzione di calciatori sempre più bravi. Pratica di cui il preparatore fisico moderno deve farsi carico e di cui deve diventare il massimo esperto.

Claudio Donatelli

Cari colleghi e amici,

quotidianamente ci troviamo in campo ad assistere alla pratica tecnico tattica dei calciatori che ripetono determinate azioni preordinate, organizzate dagli allenatori per il raggiungimento di un determinato obiettivo, ora tecnico, ora tattico. L’allenamento, come tutti noi sappiamo benissimo, è un complesso processo che si basa su concetti pedagogici, psicologici, legati alle vie dell’apprendimento motorio. E gli allenatori sanno benissimo che la pratica quotidiana, la correzione degli errori, la dimostrazione dei giusti movimenti, sono la migliore via per insegnare o migliorare ogni singola azione agli atleti. Il processo viene poi semplificato con l’utilizzo di metodi diversi che permettono di distribuire i vari mezzi di allenamento in modo coerente e gerarchico.

Così quando ci troviamo ai bordi del campo, cronometro alla mano, ad aspettare il nostro turno, in attesa che il Mister faccia il suo lavoro, A cosa pensiamo? A cosa non pensiamo?

Una cosa importante che dovremmo fare è porre attenzione alle parole, ai termini tecnici, alle correzioni e alle richieste motorie dei nostri allenatori. Questo è un passaggio fondamentale per capire semplicemente quali sono i presupposti motori che gli allenatori pretendono da ogni singolo calciatore. E così aprire le orecchie: “frena!” “taglia!” “scivola!” “arretra!” “accelera!” “salta!” “lungo-corto!”… Oltre alle orecchie bisogna spalancare gli occhi per imparare le corrette esecuzioni e le eventuali correzioni.

E così, a bordo campo ora stiamo operando un cambio di prospettiva, un passo profondo verso il nucleo della materia del nostro lavoro. Conoscere i movimenti che compongono il panorama del nostro sport, imparare l’alfabeto motorio del gioco del calcio ed aggiornarlo quotidianamente. Questo passaggio può segnare in modo nuovo e positivo le nostre competenze; può dare una forte accelerazione al progresso generale della prestazione fisica dei nostri atleti; può aprire un panorama senza limiti a tutta la moderna preparazione fisica per il calcio. Eh si perché di uno sport altamente tecnico e caratterizzato in tutti i suoi momenti stiamo trattando, cioò il calcio! Tutto ciò che riguarda la motricità di questo bellissimo sport è qualcosa che riguarda in modo particolare questo settore, ogni movimento, cronometrabile o no, che i calciatori estrinsecano durante la gara, hanno un obiettivo tattico e uno preciso scopo funzionale. La moderna teoria metodologia dell’allenamento deve far fronte a queste richieste, attraverso l’elaborazione di una didattica per gli spostamenti del calciatore che si basi su principi biomeccanici, su modelli chiari, su concetti coordinativi, sulle competenze tecniche.

Estratto dal libro MSF CALCIO – Il movimento specifico funzionale per il calcio di Claudio Donatelli e pubblicato da Calzetti & Mariucci Editore (2012)

Il calcio è uno sport sempre più dinamico, di movimento, di partecipazione globale. E’ uno sport dal marcato carattere tecnico, dove tutto ciò che accade durante la gara è proprio di questa disciplina. Il modo di spostarsi, il tipo di sforzo metabolico e muscolare, le modalità di controllo dell’attrezzo di gara (la palla)…

La tecnica specifica del gioco è lo strumento che ogni giocatore dispone per risolvere tali problematiche e il movimento all’interno del terreno di gioco è l’elemento fondamentale che consente di concretizzare ogni pensiero tattico, sia individuale che di squadra. Le condizioni ambientali di tale sport obbligano i calciatori a mettere in opera determinati tipi di movimenti, fortemente caratterizzati, che per questo sono lontani dal termine generico corsa, ma che si ritiene più corretto chiamarli con il termine spostamenti calcistici.

Ciò che determina la qualità complessiva dei giocatori non è rappresentato solamente dal livello delle loro abilità tecniche quando sono in contatto con la palla, ma anche dallo standard di movimento che accompagna e sostiene queste abilità.

Soffermiamoci per un attimo a pensare al tempo che un calciatore, durante una gara, trascorre in possesso della palla e quindi alla durata complessiva dei movimenti che l’atleta esegue con il pallone. Questo è relativamente molto breve. Mentre per tutto il resto della gara ogni giocatore si sposta, si muove, con azioni specifiche dello sport, allo scopo di assumere una posizione favorevole per realizzare i propri obiettivi di gioco, per anticipare o eludere il diretto avversario. L’atleta agisce per tutta la durata della partita con il massimo dell’efficacia, nel rispetto del principio di economicità dei gesti e del risparmio energetico.

Il livello di spostamento di un’atleta facilita l’espressione e l’efficacia delle sue abilità tecniche così tanto che, spesso, un gesto sbagliato può dipendere da un cattivo movimento, che ha portato il giocatore ad assumere una posizione del corpo scorretta che non permette un’efficace realizzazione del gesto.

Il controllo della palla e le tecniche di spostamento sono completamente integrate tra loro.  La capacità di gioco è l’integrazione di più abilità tecniche tipiche del gioco come gli spostamenti con e senza palla, il dribbling, il controllo orientato… Il calciatore adotta movimenti diversi che gli consentono: di assumere una posizione del corpo favorevole per il controllo del pallone in arrivo, di ricercare il giusto momento di impatto per il tiro, uno spostamento efficace di smarcamento.

La velocità di movimento nel campo di gioco non è sempre un elemento discriminante.

La velocità di spostamento del giocatore è molto spesso sotto massimale, ha tempi propri, deve rispettare le dinamiche del gioco, si realizza seguendo i ritmi di azione della propria squadra o del diretto avversario. Un calciatore di alto rendimento sa esprimere la propria dinamicità a varie velocità e dimostra di saper controllare i propri movimenti anche nei momenti di grande complessità.

Allenare esclusivamente a muoversi a velocità massimale può rivelarsi un errore metodologico, soprattutto perché l’equazione: so correre veloce e quindi so controllare la mia corsa non è sempre corretta. Gli elementi che determinano la velocità di corsa sono intrinseci nel gioco stesso e l’atleta in questo contesto è chiamato ad essere preciso, efficace, in situazioni dove la pressione temporale può anche essere controllata ed elusa, ad esempio, da un efficace movimento di finta. Un movimento difensivo, puntuale e con le giuste coordinate spazio-temporali può rallentare l’azione offensiva del giocatore avversario, una corsa avanti in zona di campo esterna può essere sotto massimale proprio per rispettare i tempi di giocata della squadra.

L’esperienza e quindi la profonda conoscenza delle azioni di gioco favoriscono la prontezza delle risposte motorie e l’applicazione di movimenti nel rispetto di un obiettivo tattico.

Pertanto un giocatore classificato come lento nel test della corsa veloce sui 30 metri in linea può essere tranquillamente il più veloce negli spostamenti di gara.

La conoscenza degli aspetti tecnici che costituiscono il gioco vengono quotidianamente esercitati dai tecnici sul campo, così da facilitare quegli apprendimenti che possono migliorare la prestazione del singolo e della squadra. Proprio per generare uno sviluppo reale e ancora più profondo l’addestramento deve essere rivolto a tutti gli elementi che caratterizzano il gioco. Per ottimizzare la prestazione calcistica degli atleti è necessario far conoscere loro, approfondire e aumentare la qualità dei loro movimenti attraverso un dettagliato programma di allenamento. Un programma di allenamento che conosca le reali esigenze tecnico-tattiche del gioco, che si sviluppi nel rispetto dei principi dell’apprendimento motorio, che abbia il fine ultimo di creare giocatori migliori. Un programma di allenamento che sappia riunire quegli aspetti della prestazione che troppo spesso vengono osservati separatamente: coordinativo, condizionale, tecnico.

Un programma di allenamento che origini da un approccio alla preparazione fisica moderno e maggiormente vicino alle richieste degli atleti stessi, da un metodo funzionale che spinga verso una loro progressiva crescita agonistica.

L’ideazione di un programma di allenamento degli spostamenti calcistici richiede, innanzi tutto, la conoscenza dei movimenti specifici che gli atleti eseguono durante le gare e il riconoscere la loro finalità all’interno del gioco stesso. Lo studio della prestazione sportiva che ci interessa allenare permette di costruire un modello di lavoro più efficace. Partire dalla gara e fare un percorso a ritroso ci aiuterà a strutturare un dettagliato viaggio didattico al centro del tema che si sta affrontando: migliorare il livello di gioco dei nostri calciatori.

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